"Vignaioli & Vini della Val Di Cornia dell'Isola d'Elba"
NADIO STRONCHI

 

 

Storia dei Vini

In collaborazione con

Nadio Stronchi

 

Introduzione    Dal 1900 al 1980    Dal 1980 ad oggi

 

Introduzione [Torna all'inizio]

"L'Isola d'Elba e Val di Cornia sono due territori vicini, ma differenti sotto il profilo dello sviluppo vitivinicolo. Entrambe le zone sono state percorse dalle civiltà etrusca e romana, ed ambedue inserite nella provincia di Livorno, nel 1925 , per iniziativa di Galeazzo Ciano. Nell'Elba lo sviluppo vitivinicolo fu sempre generalmente esteso, mentre nella Val di Cornia si è sviluppato solo in zone circoscritte e collinari come Populonia, abitata dagli etruschi e dai romani. Per l'epoca romana Plinio testimonia nel libro XIV della Naturalis Historia: c'è , in Populonia, un ceppo di vite tanto grande da scolpirci la figura del volto di Giove...
Intorno alla metà del 1500 in Val di Cornia si sviluppò una vitivinicoltura razionale, sostenuta dai feudatari dell'epoca; ne troviamo tracce scritte sia nel libro di Marta Bartolini (Sassetta nei secoli XVI-XVII) , per esempio, negli Statuti delle comunità soggette; 1557, troviamo che in quell'epoca un lavoratore delle vigne viene pagato di soldi tredici al mese. Nel 1600 , a Sassetta, dove si trovava un'osteria molto attiva, si raccoglievano milleseicento barili di vino di trentacinque produttori. Sempre a Sassetta, il feudatario assicura privilegi a chi va ad abitare nel paese; e viene concesso terreno al piano per piantar vigna, oggi, non per caso, chiamato Pian delle Vigne..."
"Nella Val di Cornia l'espansione della cultura e della coltura della vite, in molte comunità del territorio, inizia con l'opera colonizzatrice dei Gherardesca, nella seconda metà del 1700. Lo sviluppo vitivinicolo è operato nelle zone collinari disponibili ed è limitato, anche perché la produzione vinicola è destinata a pochissima gente: quasi un lusso alimentare. Nelle pianure della Val di Cornia non si sono ancora sviluppate in modo completo le colture agrarie, né tantomeno quelle viticole; una testimonianza l'abbiamo da un prezioso e raro documento del 1700. Lo sviluppo vitivinicolo è operato nelle zone collinari disponibili ed è limitato, anche perché la produzione vinicola è destinata a pochissima gente: quasi un lusso alimentare. Nelle pianure della Val di Cornia non si sono sviluppate in modo completo le colture agrarie, né tantomeno quelle viticole; una testimonianza l'abbiamo da un prezioso e raro documento del 17779, che riguarda località Bandita delle Cavalle dove ci sono cavalle fattrici di puledri che inseguito venivano collocati in località Pulledraia(Attualmente luogo termale).
Lo sviluppo viticolo prende consistenza produttiva e commerciale dagli anni 1830 in poi, quando nella grande proprietà terriera iniziano gli appresellamenti, dividendo e venendo piccoli e grandi appezzamenti di terreno agricolo. Da tutto ciò ha inizio un processo lento, ma costante di spezzettamento territoriale, tanto da definire la provincia di Livorno, in una pubblicazione abbastanza recente, la Provincia degli orti.

Dal 1900 al 1980 [Torna all'inizio]

Nei primi anni 50 del '900 non vi sono stati grandi mutamenti nella produzione vitivinicola della Val di Cornia in quanto vi è stato un grosso sviluppo agricolo che ne ha penalizzato il suo progresso.
La prima vera rivoluzione vitivinicola ed enologica, non solo rispetto al territorio Provinciale, ma anche Regionale, lo crea il Marchese Mario Incisa della Rocchetta nella sua Tenuta di Bolgheri, il quale introdusse negli anni 1940, i vitigni di Cabernet Sauvignon e Franc, facendo, all'inizio, del vino per consumo proprio ed in seguito, nel 1961, impiantando la vigna-madre dalla quale nacque il famoso vino Sassicaia, imbottigliato nel 1968 per il primo anno.
Con questa evoluzione-rivoluzione fu introdotto il metodo di invecchiare i vini nelle barriques, metodo sostenuto con decisione e argomentazioni da Luigi Veronelli, dimostratesi col tempo, valide e vincenti per i vini italiani.
Intanto anche in Val di Cornia cresce la professionalità dei vitivinicoltori e cantinieri, e le tecnologie. Molte aziende vitivinicole sono affidate ad esperti diplomati e laureati in agraria; i prodotti di quelle aziende divengono fonte principale di rendita. Le prime aziende che hanno imbottigliato vino per commerciarlo, sono nate negli anni '60, quando la maggior parte dei produttori fa vino per autoconsumo territoriale, vendendolo solo in damigiana o in altri recipienti occasionali.
La cultura enoica cresce in zone circoscritte e secondo alcune credenze, i vini di Suvereto, vengono considerati i migliori, forse per il fatto che, in quel comune, vi è l'abitudine di vendemmiare nella prima metà di Ottobre ottenendo vini molto alcolici, corposi, e più facili da conservare.

Dal 1980 ad oggi [Torna all'inizio]

Il 1980 sembra essere un anno che segna una svolta per i vitivinicoltori della Val di Cornia ed i loro vini; tutto è nato per merito del Comitato Cittadino di Venturina, allora promotore dell’annuale Fiera Mostra di Maggio e di altre manifestazioni culturali. In quell’anno, Nadio Stronchi, Autore del libro da cui abbiamo tratto questi scorci di storia vitivinicola, consigliere del comitato, promuove l’iniziativa di valorizzare i vini della Val di Cornia con un’esposizione nell’annuale Fiera Mostra.

Nello stesso anno Nadio Stronchi presenta a Luigi Veronelli, sotto suo invito, i vini della Val di Cornia per un suo esame. L’esito è impietoso quanto sincero e sicuro: materia prima eccellente, ma trasformata e conservata male. E’ per questo che gli consiglia di portare un enotecnico tra i produttori, con lo scopo di indicare loro nuove strutture, tecniche e metodi dell’enologia che si sta evolvendo in modo serio e dinamico in molte parti d’Italia; una vera condotta enotecnica in quel momento è l’espressione massima, sotto l’aspetto sociale e culturale, che può esprimere il settore enologico. Il 24 Maggio del 1981, con il patrocinio del Comitato Cittadino di Venturina, Nadio Stronchi organizza un corso sulla vinificazione delle uve, tenuto con maestria da Piero Pittaro, di fronte a decine di produttori, con una presenza attiva, e tutti interessati a conoscere bene regole e norme su di un problema complesso come la vinificazione delle uve e la conservazione dei vini.

Nel 1982 è un anno davvero eccezionale: nasce l’Associazione Vignaioli dell’Alta Maremma. Il 29 Dicembre 1982, l’Amministrazione Provinciale di Livorno delibera gli aiuti per i 27 produttori aderenti all’Associazione.

Nel comune di Suvereto, nel 1983, attraverso la società Cooperativa Produttori, nascono i vini Ghibello, ad Indicazione d’Origine geografica; poco dopo il nome “Ghibello” viene cambiato con “Ghimbergo” per motivi d’omonimia con prodotti dell’Italia settentrionale. Nel frattempo nasce, per tutti i produttori della Val di Cornia, il “Corniello”, sempre con l’Indicazione d’Origine Geografica (Vino Bianco).

La società Cooperativa Produttori affida l’incarico a Marco Stefanini per la consulenza vitivinicola della tutela dell’Indicazione d’Origine Geografica.

Il 7 Giugno del 1988 si tiene l’audizione pubblica nella sede del Comune di Suvereto come procedura legislativa per ottenere il decreto sulle tre D.O.C. (Rosso, Rosato e Bianco). Nel Novembre è emesso il decreto Ministeriale e nel 1990 lo stesso viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale164, del 16/04/1990: i produttori possono avvalersi a tutti gli effetti del disciplinare di produzione per i tre vini.

Nel novembre del 1993 nasce il Consorzio di Tutela dei vini D.O.C. della Val di Cornia. Il 18 e 19 Novembre 1995, i Comuni di Suvereto, Campiglia M.ma, San Vincenzo e Piombino, sono rappresentati dal Sindaco Rossano Pazzagli all’annuale Assemblea Nazionale delle Città del vino che comprendono, dei centotrentacinque comuni, ventinove comuni toscani, di cui quattro della Val di Cornia… [Torna all'inizio]