Chi si affaccia dal naturale terrazzo di Campiglia, trascurando,magari per un momento, l'armonia della Pieve millenaria, comprende in un vasto angolo di orizzonte, un familiare anfiteatro di mare, di spiagge, di isole: le coste della Val di Cornia ed il suo mare. A sinistra di chi guarda si apre il vasto semicerchio del golfo di Follonica con qualche ricordo di paduli che furono. Lą il fiume che dą nome alla valle, dopo molti secoli di vagabondaggio nella pianura, ha finalmente trovato il mare. Un rudere che racchiude in se tracce di epoche diverse, esiliato fra recenti brutture, sembra quasi voler vegliare sull'ingresso del fiume nel golfo: Torre del Sale.  L'incuria, l'abbandono, l'ormai prossima rovina non riescono ancora a cancellare del tutto un non so ché di desolata nobiltą che nei tramonti d'inverno, quando il sole infiamma i monti dell'Elba in attesa della notte, si trasfigura in ombra di disperata bellezza. Avanti a chi guarda appare ora Piombino col suo levitare di fumi. Quei fumi una volta speranza di vita, oggi oggetto di tante critiche da parte di esteti dozzinali in transito, che comunque non sono riusciti se non in parte, a velare il fascino di un luogo di memoria. Quei “fumi” che tanto paiono ferire la sensibilitą acuita di frequentatori di spiagge tropicali, hanno origine da fuochi accesi venticinque secoli or sono e al di lą di essi esiste ancora una cittą di antiche memorie se non di sconosciute bellezze. Fra le memorie una spiaggia:Ponte d'oro', tanti anni fa sacrificata ed oggi per sempre perduta che ancora vive nel ricordo di chi la vide col suo splendore di sabbie abbaglianti. Omerica nel sole del meriggio quand'era contesa dai gabbiani e dagli aironi, piena i la notte, di lepri e di luna.  Alto nel cielo notturno il richiamo di oche migranti.......... Dopo la cittą ha inizio il Promontorio ed il paesaggio bruscamente muta in un susseguirsi di cale nascoste, di piccole difficili spiagge di scogli grandi che paiono allontanarsi da riva. Qui pił alto č il respiro del mare e pił forti sono le sue voci, i nomi dei luoghi paiono riecheggiare sogni e fantasie ed ecco Cala Moresca con reminiscenze di antiche paure, Fosso alle Canne fremente nel vento e poi Rio Fanale e Cala del Termine ed infine Le Buche delle Fate dove ancora oggi sembrano possibili profezie di Sibille.

Dopo Cala Buia e la Punta delle Tonnarelle il Promontorio si conclude mentre alta sul colle leva l’orgoglio dolce della sua fortezza, Populonia.

E' questa l'Antica Madre. Enea per trovare qualcosa di spiritualmente simile traversņ il mondo di allora, per noi l'Antica Madre č sempre stata lassł a interrogare i venti ed il tramonto, ad attendere l'alba, a seguire il corso del sole, a vegliare i sepolcri dei figli. Alla base del colle, Baratti schiude il suo golfo con le sue presenze misteriose che prendono voce nei silenzi d'inverno. Superata la falce del golfo, dopo un'ultima impennata di scogli che sorreggono il colle di Poggio al Molino, le spiagge riprendono il loro corso quasi a perdersi verso nord.

E' lą che comincia la spiaggia della Torraccia, una delle pił belle della costa di Toscana con le sue acque rapidamente profonde con la sua ghiaia gentile e colorata.  E' poi la volta di Rimigliano dove la duna ricompare se pur domata dal vento che, dopo essersi scontrato con la trama bassa dei ginepri si adagia sulla muraglia dei bosco. Pił oltre, verso nord, appare San Vincenzo, col suo profilo dominato dal campanile che continua a levarsi sulle costruzioni pił recenti. Qui termina la riva della Valle ma continua l'incanto di una spiaggia senza fine. Lo sguardo di chi osserva ritorna dove era partito quasi che avesse osservato il mondo.  

 

 

Dott. Vinicio Biagi