
Storia ed Economia
L'olivo è una
delle più antiche piante coltivate e rappresenta da sempre una caratteristica
dominante del paesaggio mediterraneo, va rilevato infatti che circa la
metà del patrimonio olivicolo mondiale si localizza nell'area dell'Unione
Europea. L'Italia produce circa il 25% degli oli d'oliva nel mondo, inoltre
il nostro Paese ha anche un ruolo centrale come area di scambio e di consumo
di questo prodotto. La rilevanza dell'olivicoltura italiana rimane legata
anche alla funzione che esercita in difesa degli insediamenti umani e
della stabilità idro-geologica del suolo, infatti in molte aree, come
le zone collinari della Val di Cornia, l'olivo occupa superfici non altrimenti
utilizzabili. Quindi, tale coltura non deve essere solo valutata dal punto
di vista produttivistico ed efficientistico ma anche come difesa di un
immenso patrimonio storico di notevole interesse paesaggistico e culturale.
Nel XVI secolo, la seconda caratteristica della produzione dell'area della
Val di Cornia, a quel tempo Principato di Piombino, accanto alla cerealicoltura
diffusa nella pianura, è la presenza
di uliveti nelle colline, definite come una sorta di boscaglia che caratterizza
l'olivicoltura del litorale tirrenico. L'agricoltura della zona ebbe un
lungo periodo di crisi all'inizio dell'età moderna, tra il XVII e il XVIII
secolo, in cui, a causa delle difficoltà ambientali e sanitarie e della
lontananza dalle città: "la campagna appariva deserta, ed rimboschita,
piena di olivi incolti ed inselvatichiti (G. Targioni Tozzetti, 1742)".
Tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800 il miglioramento dei collegamenti
con le città e la privatizzazione di numerose proprietà statali ed ecclesiastiche
favorirono l'appoderamento e l'avvio del disboscamento e l'innesto degli
olivi selvatici presenti nelle macchie. Nel XIX secolo, quando iniziarono
a instaurarsi i primi rapporti di mezzadria nella zona, si intensificò
l'opera di dissodamento dei terreni e la loro sistemazione con uno dei
più tipici metodi di coltivazione collinare: il terrazzamento. Si ricrearono
le condizioni favorevoli per nuove piantagioni di olivi. La coltivazione
dell'olivo, in quell'epoca, era di tipo estensivo e spesso la coltura
veniva consociata ad altre coltivazioni, quali grano o viti. Le coltivazioni
intensive venivano attuate solo dai grandi latifondisti mentre i piccoli
coltivatori potevano ottenere dalla fattoria poco più della produzione
per autoconsumo, la coltura dell'olivo forniva quindi l'olio per la famiglia
contadina e solo l'eventuale sovrappiù andava venduto o serviva per qualche
baratto. Questo tipo di politica agraria presenta i suoi effetti ancor
oggi sul paesaggio della Val di Cornia. Non è raro, in collina, vedere
gli olivi sistemati sul ciglio della terrazza al cui centro venivano coltivate
colture erbacee o viti, altresì in pianura si possono osservare i campi
separati da file di olivi. Il progresso economico, tecnico e tecnologico,
in particolare negli ultimi trenta anni, ha modificato anche la gestione
agronomica dell'oliveto che viene sempre più spesso coltivato come coltura
specializzata. L'olivo è e resta una coltura tradizionale e molto ancorata
al territorio, le più recenti innovazioni hanno portato dei miglioramenti
ma non degli stravolgimenti nel modo di condurla. Molto lavoro è stato
svolto sulla trasformazione delle olive in olio e molti dei piccoli frantoi,
la maggior parte dei quali era a trazione animale, esistenti all'inizio
del secolo sono stati rimpiazzati da stabilimenti più moderni. A fronte
degli 11 frantoi di Campiglia Marittima e dei 15 di Suvereto presenti
nel 1913, oggi ne sono attivi 10 a Campiglia M. e 3 a Suvereto. |